Piccoli Stati Insulari del Pacifico
I Piccoli Stati Insulari in via di Sviluppo (Small Island Developing States – SIDS) comprendono 39 Stati e 18 territori distribuiti tra Caraibi, Pacifico e regione AIMS (Africa, Oceano Indiano, Mediterraneo e Mar Cinese Meridionale). Riconosciuti dalle Nazioni Unite nel 1992 come un gruppo distinto di Paesi in via di sviluppo, condividono vulnerabilità strutturali legate alle dimensioni ridotte, all’isolamento geografico, alla limitata diversificazione economica e alla forte esposizione agli effetti dei cambiamenti climatici.
I Piccoli Stati Insulari in via di Sviluppo del Pacifico (Pacific Small Island Developing States – PSIDS) sono tra le aree più vulnerabili al cambiamento climatico. L’innalzamento del livello del mare, l’intrusione salina, gli eventi meteorologici estremi e il degrado degli ecosistemi costieri rappresentano minacce dirette per le popolazioni, le risorse naturali e la sicurezza alimentare.
Dal 2007 l‘Italia sostiene i PSIDS attraverso programmi multilaterali orientati alla resilienza climatica e allo sviluppo sostenibile. Le iniziative, coordinate dalla Sede AICS di Hanoi, si concentrano oggi sul settore dell’energia, con particolare attenzione alla promozione delle fonti rinnovabili, al miglioramento dell’accesso all’energia e al rafforzamento della sostenibilità e della resilienza dei sistemi energetici dei Paesi insulari del Pacifico.
In particolare, la Cooperazione Italiana è attiva a Samoa, Tonga, Tuvalu e nelle Isole Marshall, dove sostiene interventi nel settore delle energie rinnovabili e dell’elettrificazione, contribuendo alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili importati, al rafforzamento della sicurezza energetica e alla transizione verso sistemi energetici più sostenibili e resilienti.
Nel 2025, in occasione della United Nations Ocean Conference di Nizza, i PSIDS hanno ribadito il proprio ruolo di leadership nella governance degli oceani, promuovendo l’espansione delle aree marine protette in linea con l’obiettivo globale 30×30, che mira a proteggere almeno il 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030.
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